Una fabbrica contadina e di marketing

A qualche giorno dall’apertura di FICo ( Fabbrica Italiana Contadina ) alla presenza di tutte le istituzioni nazionali e del Governo centrale, anche la nostra redazione coglie l’occasione per un commento – forse non richiesto – sull’ultima fatica firmata Eataly. Non vogliamo addentrarci nelle descrizioni e negli entusiasmi poiché ne è già pieno il web ma, al tempo stesso, fare alcune considerazioni intorno al mondo del cibo e della sua sponsorizzazione. Oscar Farinetti ha sicuramente capacità imprenditoriali e vision. E’ un uomo pratico che è riuscito a unire una sottile narrazione ad una potente e prepotente macchina organizzativa sfruttando, in tempi non sospetti, tutte le potenzialità che il nostro tempo offriva. Per intenderci: in un paese come il nostro, dove da sempre si parla del cibo di qualità come volano dell’economica soprattutto nell’export, Farinetti è riuscito a racchiudere sotto un unico marchio di commercializzazione una pluralità di prodotti e venderli non solo in Italia ma soprattutto all’estero, scavalcando e superando l’eterno andirivieni verbale e verboso della narrazione italiana che tanto dice e poco fa. E’ un uomo pratico, come dicevamo, e bisogna rendere merito all’uomo. Con FICo, l’operazione “food experience”, lancia il cuore oltre l’ostacolo diventando un parco agro-alimentare. Una fiera del food ad oltranza dove all’esposizione si affianca anche la produzione con  2 ettari di campi e stalle, più di 200 animali e 2000 cultivar, 40 fabbriche contadine per vedere la produzione di carni, pesce, formaggi, pasta, olio, dolci, birra. E ancora: un vero e proprio parco divertimenti con “giostre” a tema, un’offerta gastronomica che si esplica in ristoranti e bistrot, una sala convegni modulabile da 50 sino a 1000 persone. Un’operazione certamente ambiziosa che va ben oltre il cibo. Promozione, turismo e business: 3mila posti di lavoro (di cui 700 dipendenti diretti) a regime nella filiera, 2mila imprese coinvolte (oltre ai 40 marchi presenti direttamente dentro al parco con le loro fabbriche-laboratorio), 2 milioni di stranieri attesi e 4 milioni di italiani, di cui mezzo milioni di bambini e studenti, un giro d’affari annuo stimato in 80 milioni di euro.   Tutto questo è chiaramente un ottimo segnale per il Paese, per chi come noi lavora per e nel campo agro-alimentare, per la moltitudine di produttori che sfiduciati e stanchi possono, con ulteriore sacrificio e dedizione, trovare nuovamente coraggio per continuare a fare con amore uno dei mestieri più belli del mondo. Il cibo è lo strumento di marketing più potente per promuovere il nostro Paese, indiscutibilmente il più bello al mondo come ricorda un altro record: quello dei 51 riconoscimenti Unesco di patrimonio dell’umanità tributati all’Italia. Inoltre il numero di attori in gioco nell’operazione FICo mostra, esaltando da un lato il progetto e mostrando i limiti italioti dall’altro, che vi è l’estrema necessità di cooperazione nel settore agroalimentare se, davvero, vogliamo che il paese continui a crescere. Questa considerazione può risultare una faciloneria da pausa caffè ma è un’ovvietà che benché se è alla portata di tutti, solo in pochi sono riusciti a fare squadra. Non auspichiamo ad un aumento inusitato delle cooperative che, chiaramente, non sarebbe la risposta all’interrogativo ed alla sfida di rilancio del paese ma crediamo che la risposta sia nell’efficentismo delle cooperative ovvero nella capacità di fare sistema con organizzazioni professionali ed economiche in grado di superare le divisioni d’impresa con il solo fine ultimo – romantico e solenne – di rafforzare il settore primario di questo paese.   Si penserà a questo punto che GODEBO non abbia nulla da eccepire. A dire il vero non è così. Con Eataly, prima, e FICo, poi, la narrazione farinettiana si pone come provvidenziale nel raccontare l’eccellenza eno-gastronomica e la bellezza della bio-diversità racchiudendo in un’unica casa la tradizione locale, la cultura del cibo di alta qualità e le competenze delle persone che da sempre lavorano nelle filiere agroalimentari. Il nostro timore è che le vere eccellenze, quelle che parlano poco e parlano dialetti diversi tra loro, restino fuori da questa narrazione giacché, in una nazione come l’Italia dove il cibo è il risultato di popoli pratici, culture passate, convivenze pacifiche tra religioni, la biodiversità è legata ai territori e, questi, non si possono replicare sotto luci scintillanti e padiglioni a basso impatto ambientale. Una una vichychoisse, per intenderci, che è solo showbiz. Un varietà del food dove, temiamo, possa venir meno il potere unico ed inimitabile del cibo italiano ovvero racchiudere la moltitudine di volti anonimi, che da secoli raccontano la propria storia, in un gusto, un profumo, un colore.QR Code
Chef Godebo
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Questo è il profilo dello staff Godebo. Lo staff è composto da una redazione di Chef, esperti di comunicazione digitale, marketing e food blogger. Per info e contatti, ti invitiamo a inviare un messaggio dall'area contatti di questo sito.

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